mercoledì 27 dicembre 2017

27 dicembre 2017   -    Non il bastone, ma una musica
«Aspettate, vi dirò quel che penso. Penso che se la belva che dorme nell’uomo si potesse fermare con una minaccia di pena, non importa quale, o con la ricompensa dell’oltretomba, l’emblema supremo dell’umanità sarebbe un domatore da circo col frustino, e non un profeta che ha sacrificato se stesso. Ma la questione sta in questo, che, per secoli, non il bastone, ma una musica ha posto l’uomo al di sopra della bestia e l’ha portato in alto: una musica, l’irresistibile forza della verità disarmata, il potere d’attrazione dell’esempio. Finora si riteneva che la cosa essenziale del Vangelo fossero le massime regole morali contenute nei comandamenti, mentre per me la cosa principale è che Cristo parla con parabole tratte dalla vita d’ogni giorno, spiegando la verità al lume dell’esistenza quotidiana. Alla base di questo sta il concetto che la comunione tra i mortali non finirà mai e la vita è simbolica perché ha un significato».
Borìs Pasternàk, Il dottor Živago, Feltrinelli, Milano 1958, p. 58
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    Più che la rabbia della vittima c’è il senso di sconfitta del cittadino di fronte al Potere, negli occhi di uno degli ex ragazzi che nel luglio del 2001 attraversarono le notti della macelleria messicana della Diaz e del carcere cileno di Bolzaneto.
Gilberto Caldarozzi, condannato in via definitiva a tre anni e otto mesi per falso, ovvero per aver partecipato alla creazione di false prove finalizzate ad accusare ingiustamente chi venne pestato senza pietà da agenti rimasti impuniti, è oggi il numero 2 – Vice direttore tecnico operativo-  della Direzione Investigativa Antimafia, ovvero il fiore all’occhiello delle forze investigative italiane, la struttura alla quale è affidata la lotta al cancro criminale.
La nomina, decisa dal ministro dell’Interno Marco Minniti, passata quasi in sordina ed ignorata dalla politica, risale a poche settimane fa.
 
A questa notizia, (un fatterello vergognoso, sintomatico di tutto), giorni fa mi chiedevo:
 
" Bisogna proprio pensare che la politica è sporca di sua natura? Che il potere di alcuni su altri, sebbene democratico, sia ingiusto, o comunque di sua natura disposto all'ingiustizia? Fatti come questo fanno disperare del potere politico, sempre disposto all'offendere verità e giustizia, per porsi sopra l'umanità, a fare strumento di tutto, del vero come del falso, della vita (lo stato sociale) come della morte (lo stato armato). Chi cerca di immaginare una politica tendente alla giustizia umana soffre delusioni una dopo l'altra. Quando ne fanno una giusta la fanno disposti anche all'ingiustizia. Perché i più grandi della storia umana si sono tenuti lontani dal potere? "
    Oggi mi viene da aggiungere: Il fatto è che tra gli esseri umani si può agire in due modi: comandando, obbligando, punendo, costringendo, cioè dall'esterno, come oggetti, oppure proponendo, dialogando, persuadendo, dando esempi vissuti, perciò dall'interno, lavorando su se stessi, quasi unicamente su se stessi. Forse la politica, il potere, la legge, sono necessari, data la miseria umana, ma non vedo ombra di dubbio che la via dell'umanizzazione, del diventare umani, non è quella. I saggi lo sanno. Gesù ha distrutto la legge realizzandola nell'amore. Lì è la verità umana, la salvezza.

   La politica, il comando (quello che i militari - i più piccoli d'animo! - chiamano "virtù del comando", ed è il peggior vizio, distruttivo del rapportro umano), sono il fallimento umano. La politica, non quella della "polis", del convivere da concittadini, ma quella del potere, è il monumento al fallimento umano, la rassegnazione all'incapacità. Re e conquistatori vengono esaltati nei monumenti e nella fama, e questa è la cosa più comica e più triste della vicenda umana sulla terra! Sono dei miserabili, i più poveri di umanità. Chi ammira un napoleone imperatore, macellatore di uomini, è misero d'animo e di mente, più piccolo di un topo, che ha la sua nobiltà. Siamo tutti colpevoli di questo fallimento, anche chi lo denuncia, come io sto facendo, ma dobbiamo saperlo e dirlo. La legge non è onorevole, è la nostra colpa. Tribunale e carcere sono la caduta umana al di sotto dello spirito. Tolstoj, e tutti i grandi maestri, vedevano la verità, anche da peccatori, come tutti, ma illuminati e portati dalla luce oltre la nostra miseria.
    Nel delitto del potere - del bastone in luogo della musica -  sono cadute quasi tutte le organizzazioni umane, anche la chiesa dei presunti discepoli di Gesù, anche tante religioni sapienti, ma non alcune società "primitive", non alcune piccole famiglie spirituali, facilmente catturate dai furbi e dai cinici.
    Conosco dei politici che hanno lavorato onestamente nel lavoro legislativo, senza profitto personale. Li ammiro. Sono anche necessari, come lo spazzino che pulisce la strada di tutti. Ma lo spazzino non realizza lì la sua umanità, quanto invece negli affetti, nelle amicizie, nell'intelligenza e nel gusto del bello. La strada pulita è uno strumento, lo spazzino è un essere simile a Dio. Ognuno deve pulirsi le scarpe, ma non è con ciò che compie il suo cammino di vita. La politica-potere-legge è il rovescio delle convivenza civile. In queste ore, forse, per un calcolo formale, si rifiuta di dar tempo al Parlamento di rimediare ad un ingiustificabile ritardo e votare un minimo di giustizia sullo ius soli.

Per questo torno a citare Pasternàk:

Pasternàk Se la belva che dorme nell’uomo
Non il bastone, ma una musica
«Aspettate, vi dirò quel che penso. Penso che se la belva che dorme nell’uomo si potesse fermare con una minaccia di pena, non importa quale, o con la ricompensa dell’oltretomba, l’emblema supremo dell’umanità sarebbe un domatore da circo col frustino, e non un profeta che ha sacrificato se stesso. Ma la questione sta in questo, che, per secoli, non il bastone, ma una musica ha posto l’uomo al di sopra della bestia e l’ha portato in alto: una musica, l’irresistibile forza della verità disarmata, il potere d’attrazione dell’esempio. Finora si riteneva che la cosa essenziale del Vangelo fossero le massime regole morali contenute nei comandamenti, mentre per me la cosa principale è che Cristo parla con parabole tratte dalla vita d’ogni giorno, spiegando la verità al lume dell’esistenza quotidiana. Alla base di questo sta il concetto che la comunione tra i mortali non finirà mai e la vita è simbolica perché ha un significato».
(Borìs Pasternàk, Il dottor Živago, Feltrinelli, Milano 1958, p. 58)
Ciao, Enrico

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