martedì 17 dicembre 2019

A cosa serve?

A cosa serve?
A che serve la poesia? Vecchia domanda. Che cosa è? È tutto il gran lusso superfluo dell'arte. I ricchi la comprano, credendo di potersene servire. Re, papi e imperatori hanno comprato arte, e, al di là delle loro intenzioni di fregiarsene (salvo casi eccezionali di potenti intelligenti), l'hanno aiutata, favorita, sostenuta, alimentando artisti. L'arte è più ricca di loro, perché non si chiede che cosa può e che cosa vale. È, e basta. Si tocca l'arte quando si è più di quel che si è. C'è arte nel disegno di un bambino, anche nei più goffi tentativi, come se io mi mettessi a disegnare. C'è bellezza in un sasso sulla via, senza il quale non c'è la bellezza del Cervino. Dal disegno di un bimbo, fino alle opere che vivono millenni, e fanno vivere. Sappiamo che c'è differenza, certamente. Differenza entro uno stesso fenomeno. Ci sono varie teorie, eccome, sull'arte. L'importante è che è inutile, non serve. Perciò è necessaria come il pane. Tanti lo hanno già detto. Ma tanti continuano a chiederselo, a non saperlo. La cultura non si mangia, indimenticabile detto di un ministro di governo. Infatti, l'umanità degli esseri umani non si mangia. Eppure servono, le opere d'arte. Servono a dire che non tutto serve. A dire che c'è libertà, e che nulla è più necessario della non-necessità. Tutto comincia lì. Questo è il bello.
e. p. (aprile 2019)




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