Bozza per un articolo sulla immoralità e illiceità del possesso di armi nucleari.
«L’uso
dell’energia atomica per fini di guerra è immorale, come allo
stesso modo è immorale il possesso delle armi atomiche, come ho già
detto due anni fa. Saremo giudicati per questo dalle nuove
generazioni.. Come possiamo parlare di pace mentre costruiamo nuove e
formidabili armi di guerra? E mentre
giustifichiamo determinate azioni illegittime con discorsi di
discriminazione e di odio?»,
ha detto papa Francesco a Hiroshima.
A
Nagasaki ha detto: «La
corsa agli armamenti spreca risorse preziose che potrebbero invece
essere utilizzate a vantaggio dello sviluppo integrale dei popoli e
per la protezione dell’ambiente naturale. Nel mondo di oggi, dove
milioni di bambini e famiglie vivono in condizioni disumane, i soldi
spesi e le fortune guadagnate per fabbricare, ammodernare, mantenere
e vendere le armi, sempre più distruttive, sono un attentato
continuo che grida al cielo».
La spesa per gli armamenti è giunta, dicono gli analisti, a 1800
miliardi di dollari, nel 2018.
Le
armi, che si giustificano contro gli attentati, sono dunque esse
stesse un attentato. E non solo perché costano moltissimo agli stati
che devono provvedere alle necessità vitali degli umani e alla
custodia della terra, ma perché procurano fortune criminali a chi le
fabbrica e le vende, imprenditori privati e gli stati stessi.
Giovanni
XXIII disse «la
guerra è fuori della ragione».
Francesco
aggiunge una nuova definizione alla pace: «La
vera pace è disarmata»,
perché «le
armi, ancor prima di causare vittime e distruzione, hanno la capacità
di generare cattivi sogni, (...) falsano la psicologia dei popoli. La
vera pace può essere solo una pace disarmata».
Le
armi, specialmente le più minacciose, corrompono l'animo dei popoli.
Lo diceva anche il pensiero più razionale: «Il
possesso della
forza (Gewalt) corrompe inevitabilmente il libero giudizio della
ragione».
(Immanuel Kant, Per
la pace perpetua, Secondo supplemento: «..weil
der Besitz der Gewalt das freie Urteil der Vernunft unvermeidlich
verdirbt»).
Compito
primo della politica è salvare la vita. E oggi la vita si può
salvare solo con una politica per la Terra, dettata da una
Costituzione mondiale, cosmopolitica.
Ma
è proprio per salvare la vita – dicono – che le politiche fino
ad oggi si sono affidate alle armi. Così sono entrate nella follia,
che è l'escalation della minaccia, in quantità e in potenza. Ma
oggi la sorte umana è comune, indivisibile: quel che poteva valere
nella logica parziale di una fazione di umanità (gli stati
illusoriamente "sovrani"), oggi non vale più. Nessuno si
difende da un altro con mezzi distruttivi, senza minacciare a se
stesso la propria distruzione.
E
prima della distruzione fisica, la logica della minaccia è
distruzione morale, della stessa dignità del soggetto minacciato,
tanto quanto del minaccioso.
Simone
Weil: «La forza che uccide è una forma sommaria, grossolana della
forza», ma ce n'è un'altra più sorprendente: «Quella che non
uccide ancora. Ucciderà sicuramente, o ucciderà forse, ovvero è
soltanto sospesa sulla creatura che da un momento all'altro può
uccidere; in ogni modo muta l'uomo in pietra». E' il potere di
«mutare in cosa un uomo che resta vivo. E' vivo, ha un'anima; è,
nondimeno, una cosa. (...) L'anima non è fatta per abitare una cosa:
quando vi sia costretta, non vi è più nulla in essa che non patisca
violenza». «Si tratta di un'altra specie umana, un compromesso tra
l'uomo e il cadavere», contraddizione che strazia l'anima. La
condizione delle vittime, degli schiavi, «è una morte che si
allunga, si stira per tutto il corso di una vita». Questa morte
artificiale e organizzata è solo la punta più visibile e orrenda
della violenza, che si ramifica nel profondo in tutte le forme di
dominio.
Simone
Weil legge nell'Iliade un'altra verità: «Tanto spietatamente la
forza stritola, altrettanto spietatamente essa inebria chiunque la
possieda o creda di possederla». (Simone
Weil, L'Iliade
poema della forza,
1939, in La
Grecia e le intuizioni precristiane,
Rusconi, Milano 1974).
Altrove
scrive: «L'esercizio della forza è un'illusione. Nessuno la
possiede: essa è un meccanismo». «Vincitori e vinti sono fratelli
nella stessa miseria». (Giancarlo Gaeta, Simone
Weil,
Fiesole 1992, p.
137, cita Quaderni
III,
Adelphi, Milano 1988, p. 158).
«Tutto
ciò che è sottoposto al contatto con la forza è avvilito, comunque
avvenga il contatto. Colpire e essere colpiti è un'unica e medesima
impurità» (Gaeta, op. cit. p. 124, cita L'ispirazione
occitanica,
1940, trad. di Giancarlo Gaeta, in «In forma di Parole», II, 1983,
pp. 90-112).
Ma,
si dice guardando alla storia,, è stata proprio la Mutua Distruzione
Assicurata (MAD = pazzo) che ha evitato l'apocalisse nucleare durante
la Guerra Fredda. Sì, ma quante sono state le situazioni di rischio
estremo, evitate fortunosamente, per un pelo? Si conosce il caso di
Stanislav Petrov, il 26 settembre 1983, ma quanti altri? Affidarsi al
caso o alla saggia prudenza? Se è nadata bene nel passato, si può
sfidare l'apocalisse nel futuro prossimo?
Il
7 liglio 2017 l'assemblea dell'Onu ha votato il Trattato
di Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW), che rende
illegittimo il possesso di queste armi. Per entrare in vigore, c'è
bisogno della ratifica di cinquanta stati. La Santa Sede è il primo
stato che ha aderito. Fino al 25 novembre, sono 34. L'Italia non ha
aderito Una campagna di base insiste da due anni al motto «Italia,
ripensaci!». La Campagna
internazionale contro le armi nucleari ICAN è Premio Nobel per
la Pace 2017.
Bene,
con tutto ciò in Italia stazionano, sotto controllo Usa, 70
ordigni nucleari nelle basi Usa di Ghedi, a Brescia, e Aviano,
Pordenone. É prevista, nel 2020, una loro progressiva
sostituzione con nuovi modelli, B61-12, adatti ad essere
trasportati con i caccia bombardieri F35, al cui acquisto il governo
ha da poco rimosso ogni limite.
(https://www.cittanuova.it/armi-atomiche-italia-cambiare-possibile/).
Il
possesso e detenzione di armi atomiche è politica morale e saggia?
Detenere un'arma a scopo di deterrenza, e non di uso, è in sostanza
un falso: non c'è alcuna deterrenza nei confronti dell'avversario
pericoloso, se non c'è la disponibilità all'uso di quell'arma. E
questo vale, in misura terribile, anche per le armi nucleari. Perciò
il loro semplice possesso è immorale, come dice papa Francesco,
perché è effettiva minaccia di enorme strage, che nessuna tensione
politica può giustificare [ ]
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