sabato 7 novembre 2020

 

LIBERTA’ DI PAROLA, DOVERE DI RISPETTO 

31 ottobre 2020   (esiste successiva versione migliorata)


Nello scontro tra Francia illuminista e Islam fanatico, il conflitto è tra due valori: libertà di parola e dovere di rispettare e non offendere. All’origine della fase recente, sul terreno scivoloso dell’immigrazione senza integrazione, e del multiculturalismo senza cultura del pluralismo, stanno le vignette di Charlie Hebdo, irridenti Muhammed e l’Islam, con le risposte violente e il clima di terrorismo.

Tra libertà di parola e dovere di non offendere, non c'è legge umana che possa stabilire una gerarchia tra questi due valori uguali. Entrambi stanno. La questione non è teorica, né giuridica, ma di saggezza pratica. Il criterio da usare è un discernimento sapiente e buono, con responsabilità delle conseguenze.

Mi pare che oggi entrambe le parti, la Francia liberale e l’Islam fanatico, manchino di questa virtù, necessaria per vivere in pace e giustizia. Ovviamente, non c’è bisogno di dirlo, fra le vignette offensive e l’uccisione di persone, non c’è paragone: la risposta cruenta è senza ombra di giustificazione. Non si discute questo. L’offesa della strage è infinitamente più grave di quella delle vignette. Non c’è confronto. Sarebbe pura malizia intendere queste riflessioni come un paragone tra vignette e stragi.

Ma la libertà assoluta di parola, di immagine, di derisione, che la Francia ferita rivendica per la propria tradizione, non giova alla pace e alla giustizia, non giova al superamento della violenza, non rieduca i fanatici. Una “visione quasi religiosa della Repubblica”, quella parte della tradizione repubblicana che ammette “il diritto alla blasfemia” (così Anthony Smarani, giornalista libabese, Internazionale, 30 ottobre, pp. 43-44), non giova né alla convivenza plurale in Francia, né a vincere il fanatismo religioso islamico.

Calmando le polemiche esasperate, dobbiamo dire che quel discernimento sapiente e buono, quella composizione di libertà e rispetto, con responsabilità delle conseguenze, è la virtù civile oggi necessaria. La libertà di parola è regolata dalla giustizia, cioè dal dovere di non offendere. Ogni persona va rispettata, prima e indipendentemente dalle sue idee. Tutto si può criticare, ma il disprezzo non promuove civiltà e convivenza, non modera e non educa il fanatico, non accresce conoscenza né intelligenza, non costruisce civiltà interculturale. Tanto più questa saggezza civile e politica è necessaria di fronte a chi, in condizioni di debolezza culturale ed eccitazione strumentale, risponde con la violenza.

Noi cristiani abbiamo offeso e perseguitato gli ebrei, con una immagine caricaturale e maligna della loro civiltà morale. Oggi ci stiamo correggendo. L’orgoglio europeo non conosce davvero l’Islam, la sua spiritualità e cultura, ne ha un’immagine da colonizzatore. Non conviene a nessuno.

Enrico Peyretti, 31 ottobre 2020


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